Il "Verde" di Bologna....dentro

RUBRICA Giardini di città e di campagna a cura di Bruno Bedonni, Dottore di Ricerca in Studio e Progettazione del Paesaggio

Il verde di Bologna … dentro

Sul verde di Bologna sono scorsi fiumi di parole di valenti professionisti: urbanisti, architetti, agronomi, storici, scrittori e giornalisti si sono sbizzarriti, quindi l’unica originalità di questo breve articolo sta nell’interpretazione tecnica ed emotiva con la quale gli autori coraggiosamente affrontano tale vasto argomento. Negli anni ’90 il Comune di Bologna ha intrapreso un ingente lavoro di catalogazione del verde storico, divenuta la premessa di successivi interventi di conservazione e valorizzazione inseriti in una attenta programmazione urbanistica. Il governo cittadino ha trattato “il Verde” come un prezioso gioiello familiare, vigilando su chi era tentato di disfarsene e ponendo una speciale attenzione ad orti e giardini situati anche all’interno delle dimore storiche, inserendo tale azione, a pieno titolo, nel programma di rinnovamento della città alla vigilia del nuovo secolo.

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Piazza S.Stefano Bologna Glicine in fiore

Oggi abbiamo una base documentale molto importante alla quale si può accedere per ripercorrere le tappe evolutive del cuore di Bologna definito come un "sistema del verde" che si compenetra strettamente nel gioco di strade, portici, androni e corti della città. La metodologia operativa di base vide l’alternarsi di due sistemi principali: vuoti interni (giardini e orti) e pieni esterni (il costruito inteso come un sistema morfologico urbano e tipologico architettonico). Ne esce un sistema unitario che si è evoluto nel tempo, in un contesto di realtà urbana che non ha conosciuto soluzioni o fratture passando attraverso varie epoche: villanoviana, etrusca, romana, medioevale, rinascimentale-barocca, illuminista e neoclassica. Il giardino urbano bolognese trae la sua antica origine nell’Hortus conclusus inteso quale spazio aperto recintato con piante da frutto e piccole coltivazioni delimitate in aiuole irrigate da canalette d’acqua. Tale assetto compare all’interno degli isolati di lottizzazione storica dal XIV al XVIII secolo ed è ancora fortemente presente nel contesto urbano del centro storico di Bologna. Di diversa origine erano invece gli "orti di città" che si collocavano storicamente a nord del nucleo antico, fra le mura e il costruito. Tali orti erano parti di campagna inglobati dalla cerchia perimetrale urbana del XIV secolo, oggi totalmente scomparsi. Altrettanto importante come genesi sono le grandi Enclaves ortive, interne al tessuto urbano storico e presenti fino agli anni ’60; oggi rimane traccia di quelle ricomprese nel sistema viario di Cà Selvatica-Frassinago-Sant’Isaia e in quell’area delimitata tra Via Rialto-Orfeo-dei Coltelli e Braina.

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Caratteristico cortile interno

Una terza fonte generatrice del verde urbano è quella riconducibile all’insediamento conventuale. Di questi grandi orti, morfologicamente legati ai 96 conventi presenti all’interno della cerchia muraria di Bologna fino all’inizio del XIX secolo, non rimangono che sporadici lembi fortemente trasformati. Un esempio è nei resti di orti che permangono dietro l’abside della chiesa convento di San Domenico. Con l’espansione e la nascita della città dopo l’unità d’Italia il verde urbano storico, inteso come architettura del giardino e come arte, tende a scomparire per lasciare il passo al giardino pubblico di origine ottocentesca, che rappresenta il concetto di decoro urbano della nuova classe politica e sociale del tempo. Nascono così a Bologna i Giardini Margherita, i giardini della Montagnola e quelli di piccoli spazi urbani come i giardinetti di Piazza Minghetti e di Piazza Cavour.

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Ginko Biloba in Piazza Cavour Bologna

In questi giardini diventa protagonista indiscusso l’Albero, elemento simbolo naturale dei nuovi spazi verdi dove la funzionalità lascia il posto alla storicità. Bologna è ancora oggi dominata dalle chiome sempreverdi dei cedri, spesso detti erroneamente “pini”, in particolare Cedrus deodara, di origine asiatica, molto di moda tra 800 e 900 assieme ad altre specie esotiche. Grandi esemplari ombreggiano cortili e ville fuori porta, riconoscibili dalle estremità dei rami orizzontali volte all’ingiù. Non mancano esemplari possenti, tra cui degno di nota è il simile Cedro del Libano (Cedrus libani) vicino allo Stadio. Le specie esotiche hanno sempre prevalso in città sulle autoctone, oggi in controtendenza, e così ammiriamo gli antichi Ippocastani (Aesculus hippocastanum) con le chiome arrotondate nelle già citate piazze Minghetti e Cavour; i maestosi e possenti Platani (Platanus x acerifolia) nonostante le ancora riconoscibili passate potature, di piazza San Francesco e della Montagnola; gli alti, svettanti Ginko (Ginko biloba) di piazza Minghetti, Largo Respighi e San Domenico, antica specie di origine cinese che diventa giallo oro in autunno. Il moderno viandante, che frettolosamente percorre le strade del centro, può ancora trovare antica memoria di un verde passato nei toponimi di alcune strade del centro storico. Ad esempio via del Pratello, da Burgus Peratelli, che nel XIII secolo sembra ospitasse una piantagione di Pirus (peri), o Via Frassinago: antico bosco di Frassini dove i Druidi-Celti compivano misteriosi riti. E in ultimo non si può dimenticare il ruolo fondamentale che l’acqua ha avuto a Bologna, acqua che attraverso una sapiente regimazione idraulica ha permesso la vita del verde e dell’industria. Quindi terminiamo ricordando, come buon auspicio per un positivo futuro Verde di questa città, l’ultimo parco nato a Bologna: Il Parco "Mario Oliviero Olivo" in via Murri, che si collega al verde collinare salendo fino a via Molinelli. La piantata di gelsi nella parte alta sta a ricordare l’allevamento del baco da seta e gli opifici. Ed è la seta infatti che costituisce il legame ideale fra i filari dei vecchi gelsi capitozzati, che occupano gran parte dell’area nella zona alta, ed il corso d’acqua più in basso, canali che nel passato, attraversando il centro storico, alimentavano numerosi opifici a ruote idrauliche per la filatura della seta che fecero di Bologna una delle principali produttrici europee di tessuti pregiati.

Gloria Savigni e Bruno Bedonni novembre 2006 Riferimenti bibliografici:

- Scannavini R., Palmieri R., La storia verde di Bologna: strutture, forme e immagini di orti, giardini e corti, Nuova Alfa Editoriale - Elemond Editori Associati, Bologna, 1990
- Centro Villa Ghigi (a cura di), Parchi e giardini di Bologna. Una guida sul verde della città, Bologna, Ed. Compositori, 1996
- Ferrari C., Petazzini M., Rubbi P., Bologna nel verde: parchi e giardini della citta, L’Inchiostroblu, Bologna, 2002

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